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ARTE

Rischio crollo per San Giovanni di Sinis

La muffa all'interno e gli arbusti all'esterno minano la stabilità della chiesa dell'oristanese, edificata nel V secolo dai bizantini.

Redazione
martedì 1 aprile 2014 18:17

La chiesa bizantina fu modificata in stile romanico nell'XI secolo.
La chiesa bizantina fu modificata in stile romanico nell'XI secolo.

Una zona dal grandissimo interesse archeologico, un'area frequentata da millenni che ha lasciato tracce di epoca nuragica, fenicio-punica, romana e giudicale, una chiesa ancora visitabile, apprezzabile, ammirabile. Ancora per poco però. Quanto meno se non si interverrà al più presto per garantirne la stabilità. La chiesa di San Giovanni di Sinis versa infatti in pessimo stato di conservazione: la muffa sulla parte interna dei blocchi di arenaria è sempre più evidente, le piante selvatiche crescono ormai indisturbate nelle commessure.

L'allarme, lanciato dal consigliere di minoranza del comune di Cabras Ivo Zoccheddu con una interrogazione diretta al sindaco, fa il paio con lo stato di abbandono in cui versa la necropoli adiacente, interessata da lavori di scavo sino a pochi anni fa. L'umidità e le infiltrazioni di acqua minano l'integrità di quella che è considerata dagli studiosi la più antica chiesa della Sardegna. Rischio crollo che non è purtroppo un unicum regionale, né tantomeno nazionale, visto che l'Italia sta lasciando progressivamente cadere a pezzi quel patrimonio di inestimabile valore che risponde al nome di Pompei.

La chiesa di San Giovanni di Sinis restituisce un impianto bizantino a croce inscritta risalente al V secolo. Nell'XI secolo fu poi soggetta ad ampliamento, con la zona occidentale che fu sostituita con un'aula trinavata. È situata a ridosso dell'affascinante promontorio di Capo San Marco e quindi dei ruderi dell'antica città di Tharros, non distante dalla collina dove vent'anni fa furono trovati i giganti di Mont'e Prama. A conclusione dei ritmi curvilinei dei volumi presenta una cupola risalente al primo impianto. In essa si può notare la particolare perizia riposta dai bizantini per raccordare lo spazio quadrato con l'imposta circolare, possibile grazie all'elegante quanto audace soluzione dei pennacchi.

In attesa di capire se si interverrà solertemente per salvaguardare questo patrimonio dell'oristanese e della Sardegna tutta, c'è da chiedersi quanto tempo ci vorrà ancora prima che le istituzioni capiscano l'importanza di fare sistema perché la destagionalizzazione possa diventare realtà. La Sardegna non è solo mare, ma molto molto di più.

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