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Culurgionis IGP, la Coldiretti annuncia battaglia

L'associazione dei coltivatori contesta al Comitato promotore l'introduzione della fecola di patate nel disciplinare di produzione.

Redazione
sabato 22 marzo 2014 12:13

I culurgiones hanno tra gli ingredienti la patata
I culurgiones hanno tra gli ingredienti la patata

Mancano pochi giorni alla riunione decisiva per il riconoscimento del marchio IGP ai culurgionis, ma invece che celebrare l'evento in Sardegna è polemica. La Coldiretti, che aveva deciso già 2 anni fa di abbandonare il Comitato promotore per evidenti divergenze nel percorso da seguire, annuncia battaglia per il prossimo 27 marzo. Il motivo del contendere è l'introduzione della fecola di patate nel disciplinare di produzione: l'associazione dei coltivatori si oppone fermamente, perché a suo dire non solo vorrebbe dire svincolarsi dall'antica ricetta, ma significherebbe anche slegarsi dal territorio originario.

A Lanusei si annuncia quindi un'opposizione ferma e convinta. Simone Cualbu, presidente Coldiretti Nuoro Ogliastra, chiede sia il popolo a ribellarsi: «Tutti gli ogliastrini devono insorgere all'introduzione per legge delle fecola di patate nella ricetta del Culurgionis Igp. Si deve impedire che il territorio venga scippato di un proprio prodotto con il pretesto che non ci sono abbastanza patate in Sardegna». Il rischio è che le grandi produzioni del settentrione continentale si inseriscano prepontemente nel business isolano: «Permettere l'impiego della fecola di patate farà diventare il Culurgionis un prodotto del Nord Europa - prosegue Cualbu -. Evidentemente il comitato promotore non persegue l'interesse della tutela del prodotto ma pensa solo all'aspetto commerciale. Far passare un simile disciplinare è svendere il territorio e le sue tradizioni».

La produzione sarda rischierebbe insomma di essere tagliata fuori dal ciclo commerciale innescato con il riconoscimento IGP. La possibilità di evitare di rifornirsi di patate dai produttori isolani favorirebbe un'altra zona dell'Ue, ovvero Germania, Paesi Bassi e Francia che insieme producono circa due milioni di tonnellate di amido di patata. Un errore grave, sottolinea l'associazione dei coltivatori, anche in virtù del momento positivo che sta vivendo il mercato del tubero in Sardegna: l'isola è infatti quarta in Italia per quanto riguarda la 'primaticcia', nona per la varietà comune, con Quartu e il Gennargentu come zone leader.

A rincarare la dose ci pensa Vincenzo Cannas, vicepresidente della sede ogliastrina della Coldiretti: «Con questo disciplinare chi vorrà produrre Culurgionis potrà scartare i produttori locali, utilizzando una farina a basso costo e a lunga conservazione. Chi promuove l'uso della fecola di patate vuole un prodotto standardizzabile e non si preoccupa delle conseguenze che ciò può avere sul tessuto produttivo locale». Intanto però la Regione ha già espresso parere positivo, così come buon esito ha avuto l'istruttoria del Ministero. La pubblica audizione di Lanusei dovrebbe ora verificare che il disciplinare di produzione proposto risponda agli usi previsti dal regolamento europeo. Pochi giorni e vedremo chi avrà vinto la battaglia.

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