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GENERAL

Launeddas, è tempo di censimento

La regione vuole sfruttare a fini turistici questo strumento antico ma ancora amatissimo. Ha quindi deciso di costituire una banca dati per suonatori e costruttori.

Redazione
martedì 11 febbraio 2014 17:22

Il bronzetto itifallico ritrovato dal Taramelli nel 1907
Il bronzetto itifallico ritrovato dal Taramelli nel 1907

Forse non hanno la stessa notorietà di zampogna e soprattutto cornamusa, ma di sicuro non pagano pegno in fatto di fascino. Le launeddas, tipico strumento della Sardegna meridionale e centro-occidentale, sono ancora oggi protagoniste di liturgie, processioni e feste profane, nell'accompagnamento delle danze e dei balli collettivi. Lo sono da tempi remoti, come testimoniato dal ritrovamento nel territorio di Ittiri, un secolo fa, del bronzetto itifallico risalente al VI-VII secolo a.C. Insomma, una storia lunga millenni, durante i quali lo strumento è rimasto praticamente inalterato, nell'aspetto così come nelle caratteristiche costruttive.

Si tratta di un aerofono ad ancia semplice, costituito da tre canne: tumbu, mancosa e mancosedda. Per suonarlo occorre fare uso della respirazione circolare. La tecnica consiste nell'accumulare all'interno delle guance una riserva d'aria che viene gradualmente espulsa nel momento in cui il suonatore inspira col naso. Il risultato è quindi quello di garantire una colonna d'aria ininterrotta all'interno dello strumento. Facenti parte della famiglia degli aerofoni policalami, le launeddas hanno come antenati i clarinetti bicalami egizi e sumeri. Si compongono di una canna di bordone (su tumbu) e due canne melodiche, una legata tramite uno spago a quella priva di fori e l'altra, più piccola, esclusiva della mano destra. Mancosa e mancosedda sono provviste di cinque piccole aperture quadrangolari: solo quattro di esse però vengono tappate con le falangette perché sulla quinta viene apposta della cera d'api.

Come detto le launeddas sono tuttora molto in voga e l'ispirazione dei suoi maestri pare essere in continua evoluzione. Ma oltre al piacere di utilizzarle e sentirle suonare nelle occasioni tradizionali, o comunque rispettando il repertorio classico, sempre con più frequenza vengono inserite in nuovi contesti, aperti alle contaminazioni, in particolare di carattere jazzistico. Anche per questo sono tanti i giovani che ultimamente scelgono di avvicinarsi allo strumento, studiarlo e imparare a usarlo, grazie anche alla presenza di un egregio numero di scuole.

Promuovere e quindi valorizzare le launeddas può quindi diventare un importante strumento per lo sviluppo turistico e di conseguenza economico dell'isola. L'assessorato ha perciò deciso di costituire una banca dati finalizzata al censimento dei suonatori e dei costruttori di questo antico strumento, per constatare la quantità e la qualità delle professionalità coinvolte in quella che può ormai essere definita un'arte endogena. L'obiettivo è quindi sviluppare l'inerente materiale divulgativo, anche multimediale, incrementare la pubblicazione di libri e produzioni audiovisive, organizzare seminari, convegni e concerti ad hoc. Lo sviluppo e la crescita della Sardegna passano anche, e forse soprattutto, dalle tradizioni.

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