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I 'cervelli' sardi coltiveranno su Marte

Un team di ricercatori dell'Università di Cagliari ha brevettato uno studio secondo cui sarà presto possibile produrre micro alghe da trasformare in cibo.

Redazione
venerdì 31 gennaio 2014 00:08

Un'immagine simbolo di Marte
Un'immagine simbolo di Marte

Sul fatto che i prodotti agroalimentari sardi siano genuini e saporiti nessuno ha dubbi. Stesso discorso per quanto riguarda le bevande, dal tradizionale settore enologico al più giovane mercato della birra, passando per i distillati e via dicendo. Ora però sorge una domanda: come saranno i prodotti pensati, studiati, addirittura brevettati da sardi ma prodotti fuori dall'isola? Beh, qualche esempio ci sarebbe anche e magari permetterebbe di risolvere la questione senza troppe difficoltà. Nel caso specifico però parliamo di prodotti coltivati. in un altro pianeta! E sì che allora il discorso si complica.

Secondo un team di ricercatori dell'Università di Cagliari infatti in un prossimo futuro sarà possibile coltivare frutta e verdura su un altro pianeta. Ne sono talmente convinti da scegliere di brevettare il progetto non solo nell'Unione Europea, ma anche negli Usa, in Cina, in Russia e in Giappone, con la Nasa che ha già dato il suo riconoscimento ufficiale con l'intenzione di sperimentarlo nelle prossime missioni. La ricerca, che è parte del programma Cosmic, consta nell'utilizzo del suolo e dell'atmosfera di Marte per produrre mezzi di sostentamento per l'uomo nello spazio. Che tradotto significa essere in grado di fertilizzare il pianeta rosso.

Uno studio realizzato in Sardegna da 'cervelli' sardi. Il team è infatti guidato da Giacomo Cao, 53enne ordinario di 'Principi di ingegneria chimica' nel dipartimento di Ingegneria meccanica, chimica e dei materiali dell'Università del capoluogo. Il professore, che è anche ricercatore del Crs4, ha maturato una lunga esperienza negli Usa prima di scegliere di rientrare nella terra d'origine. Nonostante la crisi e i frequenti tagli dei finanziamenti. Infatti se gli States, come anche il Giappone, investono nella ricerca il 4% del Pil, in Italia ci si ferma all'1% e per di più si complica il percorso con una burocrazia a dir poco farraginosa.

Coltivare micro alghe da trasformare in cibo per gli astronauti non è comunque l'unico studio su cui si stanno concentrando gli sforzi di Cao e la sua equipe. Un'altra tecnologia prevede infatti la produzione su Marte e anche sulla Luna di mattoncini, ovvero elementi strutturali a partire dai suoli locali. Oltre alla coltivazione di cibo, quindi, il team sardo sembra pronto a progettare anche infrastrutture su altri pianeti. Il paradosso è che le infrastrutture, così come i finanziamenti, sono proprio i ricercatori i primi a non averle in misura adeguata all'encomiabile lavoro che svolgono.

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