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DA BERE

Una Bionda e una Rossa nella vecchia miniera

Grazie a un progetto di riconversione industriale l'azienda 4Mori produce a Montevecchio birra artigianale. Fedele all'editto della purezza, punta al milione di bottiglie.

Vito Cogoni
lunedì 27 gennaio 2014 19:28

La bottiglia della Bionda 4Mori
La bottiglia della Bionda 4Mori

Un sito suggestivo e affascinante dove 'sgorgare' e un nome amato e autorevole per entrare subito nel cuore. Con queste invitanti prerogative è iniziata, neanche un anno fa, l'avventura della birra artigianale 4Mori. Una scommessa pensata 7 anni fa dai cagliaritani Antonio Zanda e Paolo Lai, che però solo nello scorso aprile hanno potuto spillare le prime 'bionde'. La passione per la bevanda e le competenze maturate nei settori della consulenza e della creazione di impresa sono stati i giusti input perché l'idea si tramutasse in realtà.

Uno dei primi nodi da sciogliere era la scelta del luogo dove produrre. La voglia di dare alla birra una forte connotazione territoriale è stata concretizzata con l'identificazione di quello che è stato prima una centrale elettrica e poi un magazzino delle vecchie miniere di Guspini. Situato a pochi chilometri dal paese, l'edificio si erge quindi in una delle zone più povere della Sardegna, all'interno del Parco Geominerario di Montevecchio. Il progetto imprenditoriale è insomma uno splendido esempio di riconversione industriale: un vecchio capannone affittato a un prezzo politico per 9 anni con rinnovo automatico qualora il Comune non abbia la necessità di riprenderne possesso. Gli opportuni adattamenti hanno permesso di trasformare la struttura in birrificio e. birreria. La bevanda può infatti essere degustata nello stesso complesso, sfruttando magari l'occasione per vedere anche i locali di produzione.

Tutto alla luce del sole insomma, anche perché l'azienda 4Mori vuol far esprimere alla sua birra caratteri e peculiarità del luogo di origine: Montevecchio è stato scelto anche per questo motivo. L'acqua che sgorga in questo territorio possiede infatti caratteristiche ottimali per la produzione brassicola. La sua purezza è stata esaltata anche in Germania, a Monaco, dove è stata esaminata e poi definita 'acqua dei sogni'. Ed effettivamente il risultato è ottimo, sia per la bionda che per la rossa, le due opzioni proposte da 4Mori. Per quest'ultima è stato avviato proprio in questi giorni l'imbottigliamento, mentre per la chiara la produzione ha già toccato quota 200mila.

Al forte radicamento nel territorio il birrificio vuole unire il rispetto della tradizione. La birra, che in quanto artigianale non è pastorizzata, viene infatti prodotta secondo i principi dell'editto della purezza. Un viaggio nel passato ci riporta al lontano 1516 e, ancora una volta, in Baviera, dove ebbe appunto origine il Reinheitsgebot, che impone al mastro birraio di produrre solo con acqua, malto e luppolo; successivamente anche il lievito, al tempo ancora sconosciuto, venne considerato ingrediente-base e non inficiante il risultato finale. Guglielmo V emanò quel decreto per limitare l'utilizzo di frumento, dopo il disastroso raccolto di quell'anno, ma la formula è poi passata alla storia come garanzia di prodotto di qualità. Ecco perché Matthias Muller, direttore tecnico tedesco del birrificio 4Mori, non può che essere orgoglioso di produrre con le regole del Reinheitsgebot.

I primi riscontri nell'isola sono stati positivi, con Sassari che per ora sembra gradire più di Cagliari la birra 'made in Sardinia'. <Non siamo alchimisti, né tantomeno autorefenziali - spiega Antonio Zanda -, ma vogliamo diventare un'alternativa di qualità all'Ichnusa>. Obiettivi ambiziosi insomma, in tutti i sensi: <Nel 2014 vogliamo raddoppiare il numero di bottiglie e poi raggiungere a breve quota 1 milione>. Con una prerogativa non da poco: essere il primo birrificio italiano ecocompatibile, ovvero a emissioni zero. La sfida è già lanciata.

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