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ITINERARI

Arzana, sul tetto della Sardegna

Alle pendici del Gennargentu, il paese sorge su un territorio frequentato sin dal periodo nuragico, come testimoniano i villaggi di Ruinas e Silisè.

Vito Cogoni
venerdì 8 novembre 2013 11:35

Sarà la salubrità dell'aria, oppure la quiete della montagna, forse la freschezza dei cibi o ancora, meglio, tutte queste cose messe insieme, fatto sta che ad Arzana si vive bene. e a lungo. Il paese dell'Ogliastra è infatti famoso per la longevità dei suoi abitanti, spesso e volentieri ultracentenari. Una singolarità talmente frequente da stuzzicare l'interesse dell'Istituto di Genetica Molecolare del CNR. Ergo, se di certo trasferirsi in un paese dell'entroterra dell'isola non è un passo semplice né usuale, una capatina in questo centro dell'Ogliastra, viste le premesse, è quanto meno consigliabile. Perché salendo sul Gennargentu ci si arrampica fino alla vetta della Sardegna, sino ai 1834 metri di Punta La Marmora. E perché anche le testimonianze storico-archeologiche non mancano.

La zona è infatti frequentata già dall'era nuragica. A questo periodo risale il villaggio di Ruinas, situato a un'altitudine quanto meno insolita per gli standard isolani, a 1200 metri sul livello del mare, sulle pendici del Gennargentu. Il sito presenta numeri importanti anche per quanto riguarda le dimensioni: si scorgono agevolmente i resti di 200 costruzioni circolari, ma non si può escludere che tante altre si potrebbero riportare alla luce con un'opportuna campagna di scavi. Tra essi spicca nella parte alta del villaggio una torre centrale, il nuraghe ribattezzato dagli arzanesi 'Sa presoni e' Ruinas. La presenza di sorgenti che sgorgano in superficie lascia supporre che la zona, dopo l'abbandono, potesse essere utilizzata dai pastori durante la transumanza. Non distante dal centro abitato si trovano anche le macerie di alcuni borghi, quali Bidda Silisè, Cortes de Maceddu e Adana, abbandonati intorno al 1400 a causa di una pestilenza. Il villaggio di Silisè, situato ad una quota di circa 944 metri, risale invece al periodo romano e fu anch'esso abbandonato in seguito a un'epidemia. E fino al Medioevo fu probabilmente utilizzato l'impianto termale, ancora visibile sino al 1800, situato nei pressi dei ruderi della chiesa di San Martino, nella zona che ancor oggi viene appunto chiamata 'Is Bangius'.

La parrocchia è dedicata a San Giovanni Battista. Non si hanno certezze circa la datazione dell'edificio originario che, pericolante, fu demolito nel 1865 per lasciare spazio alla costruzione attuale, a croce latina ma con braccio sinistro più lungo. Sul lato destro si erge il campanile, alto 24.50 metri, mentre all'interno, nella navata centrale, spiccano i due altari laterali. Al XVIII secolo risalgono il crocifisso ligneo, con Cristo agonizzante a capo chino, e la Statua di San Michele, in legno dorato, con l'Arcangelo in veste di guerriero che trafigge il dragone. Da segnalare anche le quattro vetrate istoriate, con forma centinata, situate negli archi delle cappelle laterali. Nella chiesa si conserva anche la croce astile che gli abitanti di Ruinas vollero regalare alla comunità in segno di gratitudine per essere stati accolti in paese dopo l'abbandono del loro villaggio flagellato dalla peste. Per chi invece preferisce gli spettacoli offerti dalla natura è consigliabile non perdersi la gola di Pirincanes, che si apre tra rive frastagliate e una flora rigogliosa lungo il letto del Riu Calaresu.

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